La sand artist Stefania Bruno racconta “Assassinii sull’Orient Express”

PREFAZIONE DI FRANCO FORTE

  Ah, l’Orient Express! Che formidabile location per la realizzazionedi un film! Ambiente suggestivo, esotico, elegante, eppureraccolto, facile da ricostruire anche in studio, e dunqueperfetto per una produzione a basso costo che comunque nonvoglia rinunciare all’effetto scenografico offerto da un luogotanto affascinante quanto misterioso, perché in definitiva benpochi hanno avuto la possibilità di vedere dal vivo questo trenodelle meraviglie, e men che meno la fortuna di salirci sopra.Un “set”, tra l’altro, che contiene tutti gli ingredienti giusti perun film del brivido (thriller, noir, giallo, mystery... chiamatelocome vi pare): ci sono i raffinati salotti in cui potersi riunirea chiacchierare e, magari, complottare; c’è il bar, con tanto dibarman in livrea e una sfilata di bicchieri di cristallo e bottigliedi pregio; c’è il pianoforte, con cui allietare gli ospiti mentre iltreno corre sui binari; e poi c’è la carrozza ristorante, avvoltanelle morbide luci delle abat-jour sui tavoli; e ci sono le cabinedegli ospiti, naturalmente, piccoli salottini dotati di tutti icomfort che di notte si trasformano in camere da letto, comenel migliore degli alberghi.Tutto raccolto, tutto raggiungibile in pochi passi, e con l’ingredienteprincipale per qualsiasi giallo da “camera chiusa”che si rispetti: un luogo dal quale non è possibile fuggire, finchéil treno è in movimento, e che quindi costringe chiunquecommetta un crimine a doversi nascondere fra i passeggeri.Con una ricetta del genere, è facile immaginare un investigatoreche possa calarsi in questo scenario e aggirarsi sul set delfilm da protagonista, per sfoggiare tutta la sua abilità nella ri8cerca di assassini, criminali, complici e moventi capaci di farlientrare in azione.Tutto magnifico, tutto predisposto come se Hollywood nonaspettasse altro per dare inizio alle riprese, e infatti di filmambientati sull’Orient Express, soprattutto quelli che si rifannoal celebre romanzo di Agatha Christie che in qualche modoha dato origine al mito di questo treno, ne sono stati realizzatipiù di uno. Ma quando la regina del mystery inglese ha scrittoil suo Murder on the Orient Express, nel lontano 1933, dubitoche l’abbia fatto immaginando l’eccitazione dei produttorihollywoodiani per una storia così bella, così potente e così affascinante,da poter ricostruire in uno scenario esclusivo eppurea basso costo. Banalmente, la Christie ha fatto quello cheogni scrittore dovrebbe sempre preoccuparsi di stabilire perbene, prima di cominciare a scrivere: ha cercato un’ambientazioneparticolarmente originale ed “esotica” in cui collocare isuoi personaggi e i suoi protagonisti, in questo caso l’incomparabileHercule Poirot. Una location che ha saputo solleticarela fantasia di milioni di lettori in tutto il mondo e che poi, apartire dal 1974, quando ne venne realizzata la prima trasposizionecinematografica (con il film omonimo diretto da SidneyLumet e interpretato, fra gli altri, da Albert Finney nei panni diPoirot), è diventata anche una successione di scene indimenticabilifatte di legni pregiati, velluti, pizzi, broccati, cristalli,luci soffuse e ambienti tanto discreti quanto misteriosi e... pericolosi.E dunque, quale migliore ambientazione da sfruttare,per la pattuglia di scrittori italiani che vortica intorno al GialloMondadori, se non quella che da quasi novant’anni affascinamezzo mondo, facendoci viaggiare lungo tratte che scorronofuori dai finestrini senza che il pubblico se ne interessi piùdi tanto, concentrato com’è a muoversi nei corridoi, nei salottie nelle cabine di questo affascinante treno?Quando l’amico Giulio Leoni, durante una cena trascorsainsieme, buttò lì l’idea di trasformare Assassinio sull’OrientExpress in una serie di omicidi strutturati in modi diversi, conautori diversi e investigatori diversi, seppure riuniti sotto il comundenominatore di una delle location più intriganti di tuttala storia del giallo, sarebbe stato impossibile, per me, evitare diraccogliere la proposta e trasformarla in una sfida per gli au9tori del Giallo Mondadori. Sfida che è stata accettata di buongrado da tutti, e che ha portato alla realizzazione di un’antologiache è una vera novità nel panorama editoriale, e che mi famolto piacere poter presentare ai lettori della nostra collana.All’interno dell’Orient Express e dei suoi ambienti pregiatitroverete i protagonisti dei romanzi che negli ultimi anni cihanno allietato dalle pagine del Giallo Mondadori, da parte diautori che hanno vinto tutti il premio Tedeschi. E dunque eccosalire a bordo, in ordine rigorosamente sparso, Erika Franzoniideata dalla penna di Annamaria Fassio, monsignor Verzi diAndrea Franco, il commissario Buonocore di Enrico Luceri, CesareMarni di Giulio Leoni, l’eclettico investigatore con due cervelliinventato da Carlo Parri, il vicequestore Cardosa; e ancoral’avvocato Filippo Dolci di Manuela Costantini, l’investigatoreprivato Matteo Montesi di Marzia Musneci, lo stravagante Veneruso,commissario della polizia borbonica di Napoli creatoda Diego Lama, il maresciallo Bonanno, che si muove di solitonella Sicilia carica di sole, odori e sapori di Roberto Mistretta,per finire con il malinconico Kriminalinspektor Meingast di AlbertoOdone, che ci trasporta nella Germania degli anni Venti.Dieci investigatori, dieci scrittori, dieci premi Tedeschi. Edieci assassinii sull’Orient Express che sapranno rinnovare intutti noi il brivido di rimettere piede a bordo del treno più celebredi sempre.Buona lettura. Anzi, buon viaggio!Franco Forte

La foto del castello Manfredonico-Chiaramontano di Mussomeli utilizzata come sfondo, è di Maurizio Di Maria

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