TGR SICILIA PARLA DEL MIRACOLO DI DON PUGLISI

"Se ognuno fa qualcosa, allora si puo' fare molto"

In occasione della beatificazione di Padre Pino Puglisi e del  ventennale del suo assassinio esce questa inedita biografia raccontata  dal testimone di giustizia Giuseppe Carini che grazie a 3P ha cambiato vita "Il miracolo di Don Puglisi" di Roberto MIstretta.

Giuseppe Carini dà un taglio netto con la sua famiglia che lo disconosce, subisce minacce, attentati, il procuratore di Palermo Giancarlo Caselli gli intima di cambiare aria. E ha inizio la sua vita “da fantasma” senza identità. Eppure racconta di non essersi mai pentito delle sue scelte. “Me l’ha insegnato don Puglisi”. E' questo il primo miracolo del beato Padre Pino Puglisi.

RECENSIONI

 FAMIGLIA CRISTIANA

Il beato padre Pino Puglisi oggi avrebbe 76 anni. La mafia lo assassinò nel giorno del suo compleanno. Ecco il ricordo di Roberto Mistretta, il giornalista che ha dedicato un libro alla conversione del "ragazzo che andava a cena coi figli dei mafiosi".

LA VOCE DELL'ISOLA

Il miracolo di don Puglisi del giornalista e scrittore Roberto Mistretta è un preziosissimo scrigno da custodire, perché ci aiuta a comprendere. Le vicende umane e spirituali di Giuseppe Carini, testimone di giustizia, di don Pino Puglisi, oggi beato, le vicissitudini di Brancaccio. Ma sopra ogni cosa, questo volume di Mistretta ci aiuta a comprendere che cosa sia l’uomo, attraverso la vicenda umana di quest’uomo mite e che aveva fatto dell’umiltà evangelica la propria forza, che è appunto padre Pino Puglisi.

ALTRI CONFINI

È la storia della meravigliosa luce di Padre Puglisi, il piccolo prete di statura ma così immenso nella sua forza morale e spirituale da aver compiuto un vero e proprio miracolo: la conversione di Giuseppe Carini, un uomo che brancolava all’imbocco della strada dei cosiddetti “uomini d’onore” ma con la venuta di Don Puglisi cambiò la sua meta vestendola di bene.

BLOGO

Don Puglisi è raro che si arrabbiasse, ci racconta in Il miracolo di don Puglisi il testimone di giustizia Giuseppe Carini, e quando una volta gli capitò, sul pulpito, il segnale inconfondibile era sempre quello: gli diventavano rosse quelle orecchie un po' sporgenti. Quelle orecchie che abbinate agli occhi luminosi e al sorriso aperto gli dà nelle foto quell'aria da bravo bambinone.

Giuseppe Carini: il prezzo da pagare

Io, Giuseppe Carini, testimone di giustizia

Giuseppe Carini a "Presa diretta"

BLOGSICILIA

Nella roccaforte di un potere costruito sulla morte e la sopraffazione, venne stabilito che Padre Puglisi doveva morire. Sarebbe stato, speravano i boss Graviano, uno dei tanti morti ammazzati di quegli anni. Un nome e un viso da dimenticare subito, specie in un quartiere maledetto dove le necessità di non soccombere alla legge del più forte non impongono di certo esami di coscienza o sentimentalismi.

 

TRAPANI OK

«Quello di Don Pino Puglisi è il primo caso di beatificazione di un martire di mafia». 

 LIBRI CONSIGLIATI

E’ un meraviglioso lavoro sulla nostra società e libri attualità 

IL BLOG DI LAURA

"Il racconto del tormento interiore di un ragazzo che si trova a un bivio, e deve scegliere tra l’assicurarsi una posizione comoda all’interno di Cosa Nostra e rispondere alla propria coscienza civile".

Il Maestro Peppe Piccica realizza e dona quadro di Padre Pino Puglisi

Libera Piemonte e Meic Torino presentano Il miracolo di Don Puglisi

A Mussomeli, presso Palazzo Sgadari con Ignazio Cutrò, Presidente Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

Rinuncereste alla vostra vita per la verità?

In occasione della prossima beatificazione di padre Pino Puglisi e del
ventennale del suo assassinio, il sofferto racconto raccolto da Roberto Mistretta, dalla viva voce del testimone di giustizia Giuseppe Carini che grazie a don Puglisi ha cambiato vita, nel libro “Il miracolo di don Puglisi”.

“Quando toccherà a me non mi lasciare solo” gli disse una volta Padre Puglisi. “E quando vidi la bara di legno aperta, e lui con la testa fasciata e quel sorriso incredibile, capii che sarebbe iniziata la mia nuova vita per onorare don Puglisi”.  
L’assassinio di don Puglisi insoma, raccontato per la prima volta da Giuseppe Carini, testimone chiave contro i killer del parroco di Brancaccio

Questo libro infatti racconta la storia di un miracolo, la conversione di Giuseppe Carini che smaniava per diventare un uomo d’onore, ma dopo avere incontrato
sulla sua strada don Pino Puglisi, ha scelto di testimoniare contro la mafia, di fare nomi e cognomi, di puntare l’indice accusatorio. Una scelta di vita pagata a caro prezzo. Carini è nato e cresciuto a Brancaccio, quartiere/ghetto di Palermo dove la mafia spadroneggia. Ieri come oggi. Lo stesso quartiere dove un giorno qualunque del 1990, arrivò in punta di piedi don Pino Puglisi e la vita di Giuseppe Carini cambiò. Radicalmente. Oggi Carini è un testimone di giustizia, sottoposto dal 1995 allo speciale programma di protezione. È un
testimone/fantasma che ha usufruito del cambio di identità, che ha dovuto
tagliare tutti i contatti con la sua vita precedente, con la sua terra, con la
sua famiglia. Un testimone che lotta per continuare ad affermare quei precetti di verità e giustizia che rendono gli uomini, tutti gli uomini, veramente liberi.
Quei precetti messi in pratica da don Puglisi nell’esercizio del suo ministero
in una terra di frontiera dove lo Stato era assente, dove i bambini crescevano
per strada, dove i giovani idolatravano gli uomini d’onore.

Don Puglisi ha mostrato un’alternativa, una nuova opportunità di vita, un
sentiero di riscatto. Carini l’ha colta. Questo libro ripercorre capitolo dopo capitolo, quei giorni palermitani, l’incontro tra Carini e don Pino, l’inizio di una sinergia mai venuta meno, neppure dopo il martirio di don Puglisi. Si sofferma sulla catarsi di quel giovane votato all’assassinio e che invece degli assassini è diventato fiero avversario. Mostra aspetti inediti della personalità di don Puglisi che proprio a Carini, all’epoca studente di Medicina e suo collaboratore in parrocchia, si raccomandò: “Non lasciarmi solo quando l’ora verrà”. E quando quell’ora triste venne, Carini adempì a quell’impegno e rimase per tutto il tempo al suo fianco mentre il medico legale eseguiva l’autopsia sul corpo di don Puglisi. Siamo abituati a cercare miracoli impossibili e a volte non vediamo che i miracoli ci camminano accanto. Giuseppe Carini con la sua testimonianza di verità, è il miracolo vivente di don Puglisi.

Presentazione a Milano, nella prestigiosa "Sala Alessi" di Palazzo Marino, sede del Comune, in Piazza Della Scala. Presenti Nando Dalla Chiesa e Don Rigoldi.

Alla Feltrinelli di Palermo, ad un mese esatto dalla beatificazione di Padre Pino Puglisi, ho avuto il privilegio di conoscere e stringere la mano a due strettissimi collaboratori di 3P: Gregorio Porcaro e Pino Martinez. Due grandi protagonisti che hanno lottato fianco a fianco con Padre Puglisi per il riscatto di Brancaccio.

TRAME FESTIVAL CONTRO LE MAFIE

LA REPUBBLICA
Ci sono "Libri per ogni palato" a Foggia

Ospiti a Foggia del Festival nazionale del libro

Un testimone di giustizia al Festival del libro di Foggia

Mussomeli, la preside Carmen Campo e il prof Amedeo Cumella regalano copia de "Il miracolo di don Puglisi" al giudice Leonardo Guarnotta, presidente del Tribunale di Palermo e componente dello storico Pool antimafia voluto da Antonino Caponnetto e di cui facevano parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. Pool che  portò per la prima volta alla sbarra la mafia, con condanne poi divenute definitive.

25  Maggio 2013, beatificazione di Padre Pino Puglisi: io ci sono.

Sonia Alfano, Presidente Commissione Europea Antimafia al "Virgilio" parla di Padre Puglisi

Leggi qui la prefazione di Sonia Alfano

Il vescovo di Mazara del Vallo: “Don Puglisi è’ il primo martire di mafia beatificato”

 A Enna una cerimonia in memoria di don Pino Puglisi

L'articolo che la prof Rosa Frammartino coordinatrice dello staff scientifico di "Noicontrolemafie 2013" ha dedicato all'incontro tenutosi a Reggio Emilia.
 

DON PINO PUGLISI: UCCISO PERCHE’ FACEVA IL PRETE

La sfida alla mafia diventò missione evangelica nel quartiere degradato di Brancaccio: dal “no” alle elemosina insanguinate all’educazione dei bambini di strada
 

Don Pino Puglisi non era non prete antimafia, ha semplicemente fatto il prete mentre gli altri si giravano dall’altra parte>. La figura del parroco di Brancaccio, ucciso da Cosa Nostra il giorno del suo 56° compleanno il 15 settembre 1993, è stata al centro delle riflessioni del giornalista Roberto Mistretta in un incontro a Palazzo Magnani nell’ambito della terza Festa della legalità “Noicontrolemafie” 2013. Mistretta, dialogando con il direttore scientifico della manifestazione Antonio Nicaso, ha raccontato la vicenda umana e spirituale di questo sacerdote di umili origini, divenuto insegnante e pedagogista: un educatore di coscienze e testimone di una fede radicata nel servizio al prossimo, instancabile promotore d’iniziative sociali e culturali nei quartieri palermitani più degradati. La mafia non lo perdonò proprio per questa sua capacità di unire l’impegno civile e la “promozione umana” all’ispirazione evangelica: di fare “missione”. Un apostolato sino al martirio in virtù del quale sarà proclamato beato il 25 maggio con una cerimonia al Foro Italico di Palermo alla quale sono attesi 100mila fedeli.


Era un sacerdote di frontiera ma non era solo, era perfettamente inserito nella Chiesa locale e nel quartiere. Non era isolato come il giudice Falcone e altri caduti di mafia. Era al centro dell’attività di comitati e gruppi giovanili: coinvolgeva tutti in un’opera quotidiana di miglioramento della loro realtà degradata. E’ questo che non gli è stato perdonato>, ha spiegato Mistretta, che recentemente ha dato alle stampe “Il miracolo di don Puglisi” (edizioniAnordest), in cui ne racconta l’opera attraverso le parole di Giuseppe Carini, un ragazzo che da grande voleva fare il boss ma che – grazie all’incontro con quel prete dal sorriso contagioso – divenne uno degli animatori della parrocchia di Brancaccio e poi testimone di giustizia. Un uomo che, per guardarsi allo specchio senza vergogna, ha dovuto cambiare nome e città, e che quando compare in pubblico deve indossare in passamontagna quasi fosse un criminale.

 

FATTI TANGIBILI
 

Ho conosciuto “3P” indirettamente, vent’anni fa, quando fu assassinato – ha raccontato Mistretta - . A Palermo era in atto una rivoluzione politica, la primavera palermitana di Orlando. Eppure nei quartieri i preti morivano. In seguito intervistai il giudice Giovanbattista Tona, capo dell’Anm nissena: un magistrato coraggioso, straordinario, che era stato oggetto di minacce di morte gravissime (il “pentito” Crocefisso Smorta aveva detto che era arrivato l’esplosivo per lui). Fu lui a parlarmi di don Pino, che era stato suo padre spirituale negli anni della gioventù alla Fuci. Ne parlava trasporto: “Noi allora non capivamo che fare antimafia fosse fare il proprio dovere ogni giorno. Pensavamo si facesse nei convegni, con le parole, poi abbiamo capito…”.

Don Pino arrivò a Brancaccio nell’autunno 1990. <Non si trova un parroco per questo quartiere difficile – ha spiegato Mistretta - “3P”, in precedenza, aveva fatto cessare una sanguinosa faida nel paesino di Godrano, di cui era stato pastore. Così si pensò a lui, nonostante fosse così impegnato che diceva sempre “toglietemi il pane ma non la benzina perché devo correre sempre da una parte all’altra di Palermo”.

A Brancaccio entra in punta di piedi: in quel quartiere c’è solo la parrocchia, una scuola elementare e un centro polivalente. I bambini, finite le elementari, restavano nelle strade, esposti al degrado, agli abusi, con un futuro segnato.

Dialogando con Nicaso, Mistretta ha poi tratteggiato la figura di “3P” ripercorrendo i tanti aneddoti quasi parabole di un vangelo di periferia – legati alla sua opera, come quando con una colletta popolare riuscì a realizzare il centro d’incontro “Padre Nostro” con l’aiuto dei giovani del quartiere: <I futuri magistrati e giornalisti, i futuri insegnanti e medici, l’opinione pubblica e la stessa Chiesa, non capivano che quella era antimafia. Ma la mafia è attenta alla concretezza: e quelli erano fatti tangibili>.

 

GIUSEPPE CARINI

Parlando ai ragazzi presenti all’incontro del concetto di legalità, Mistretta ha rievocato un episodio in cui don Pino – intervenendo in una discussione tra giovani che giocavano a pallone – aprì un confronto sulle regole necessarie nel calcio come nella vita. Giuseppe Carini (tra gli ospiti della Festa della Legalità 2013) divenne allenatore proprio di quei ragazzini di strada a Brancaccio. Oggi, come testimone di giustizia deve sottrarsi alla vendetta della mafia e paga un prezzo altissimo: ha cambiato generalità, vive al nord e rischia la sua vita, ma lo fa in nome di quella dignità e di quella coerenza ai valori che “3P” gli ha trasmesso.

A vent’anni aveva come idolo lo zio materno, sempre elegante e pieno di soldi: quando questi viene ucciso, decide di scovare i killer ed ucciderli per acquisire credibilità agli occhi del padrini di Brancaccio con i cui figli gioca a calcetto e bigliardo. Studia medicina, ma la sua mentalità è già mafiosa. Quando arriva il nuovo prete di cui tutti parlano, ci rimane male: <Rimasi deluso, piccolo mingherlino, spelacchiato, grandi orecchie a sventola, un incisivo macchiato ma… quanto parlava! E sapeva ascoltare>. Don Pino gli chiede chi è e gli dice: <Qui non c’è nulla, i bambini non hanno palloni e usano come porta i bidoni della spazzatura, c’è prostituzione minorile, gli anziani giocano a carte sotto un telone di plastica>. Giuseppe replica scocciato: <Cosa ci posso fare?>. Don Pino dolcemente gli risponde: <Tutti possono far qualcosa. Regala alla tua gente un’ora alla settimana>. Giuseppe va in crisi perché sa che quell’ora implica una scelta. Combatte contro se stesso: è un lungo travaglio dell’anima ma <alla fine vince il prete. Giuseppe torna da don Pino e dice: “Sono qua”>.

Continua...

 

La foto del castello Manfredonico-Chiaramontano di Mussomeli utilizzata come sfondo, è di Maurizio Di Maria

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